Islanda, dicembre 2016

Poca luce, molta pioggia e tanto vento… la X-T2 messa a dura prova.

Dal 5 al 12 marzo 2017 porterò un gruppo di studenti in Islanda. Così decido, con l’amico e guida Mauro Scattolin di Slow-Trekking.it, di organizzare a dicembre un tour breve ma intenso in Islanda, in cui raccogliere materiale e idee per dare la migliore esperienza possibile ai fotografi che viaggeranno con me a fine inverno.

Rimango con il fiato sospeso e le dita incrociate per tutte le due settimane precedenti la partenza, perché le previsioni danno pioggia per tutto il tempo che saremo lì… non sarà freddissimo, anzi prevedono un’inusuale temperatura sopra lo zero, cose mai viste in Islanda prima d’ora.
Pare che non avremo scampo! Anche l’ultimo controllo del meteo, il giorno della partenza, non ci dà grandi speranze. Vento e pioggia, per tutta la settimana.

Quindi mi preparo adeguatamente per la missione, che tra le altre cose mi coinvolge anche in un progetto per Manfrotto per un loro nuovo treppiede da viaggio. Poncho e scarpe super-impermeabili; X-T2, X-T1, XF10-24mmF4, il mio fedelissimo XF23mmF1.4, XF18-55mmF2.8-4.0, XF100-400mmF4.5-5.6, comando remoto e una decina di batterie. Porto via anche una rain cover di Manfrotto, visto il tempo decido che può essere assolutamente utile per le mie piccole e leggere Fujifilm. Immancabili poi i miei filtri ND, polarizzatore e graduati.

È la mia prima volta in Islanda, Nirvana di quasi tutti i fotografi. Meta agognata, ambita, anche forse un po’ abusata. Decido, per questo, di fare il viaggio in inverno, per cercare atmosfere meno gettonate… spero nell’aurora ma, ahimè, le condizioni meteorologiche so già che non mi concederanno questa grazia. Ed infatti, alla fine della fatica avremo totalizzato 3 ore di sole in 6 giorni, il resto del tempo lo avremo trascorso con luce dal crepuscolare / coperto al buio notturno che più buio non si può.

 

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La missione, a parte gli scatti per Manfrotto, prevede la cattura di immagini suggestive dei luoghi che toccheremo del viaggio di marzo.

Si parte!

La realtà non smentisce le previsioni: Reykjavik, coperto, ma non piove, favore compensato però nei giorni successivi da pioggia e vento, a parte un breve momento nei pressi del particolare villaggio di Hofn. Se non altro, penso tra me e me, le foto avranno una certa coerenza.

Come spesso accade, non parto con un progetto ma lascio che sia il luogo a guidarmi. Penso che soprattutto in Islanda, dove le suggestioni sono molte, mi troverei a combattere il desiderio di fotografare sempre e ovunque per seguire “l’idea precostituita”, magari perdendomi scatti interessanti. Preferisco, quindi, trovare man mano dei filoni progettuali, magari partendo da spunti che ho già in parte in testa, e in parte che saranno un’elaborazione fatta in loco. Ed infatti eccoli affiorare spontaneamente. Vista la mancanza di luce, mi trovo a fotografare molte cose al buio, e qui nasce una prima strada da percorrere e che continuerò anche a marzo. “I colori della notte”, si tratta di storie di luci che emergono dall’oscurità, che a volte è così intensa da risultare disarmante, ma allo stesso tempo capace di isolare o rendere evidente i pochi colori che vi emergono. Il secondo nasce dalla suggestione di un luogo che ho trovato magico: la spiaggia di sabbia nera. Posto incredibile, in cui il nero dominante è di una bellezza e lucentezza stupefacente e contrasta meravigliosamente con il grigio/blu del cielo coperto e pregno di pioggia, del mare imbizzarrito dal vento, ed il giallo caldo dell’erba secca invernale. Aggiungo a questi due il tema più ampio della ruralità, che ancora non ho sviluppato bene e che nasce dal desiderio di coniugare l’asprezza e la bellezza di questo territorio nel racconto dell’insediamento umano che risulta decisamente rado ma straordinariamente particolare e che porta in taluni casi ad avere micro comunità agricole di una manciata di case, con la loro chiesetta, o il loro cimitero.

Viste le condizioni climatiche e i temi proposti, mi ritrovo a mettere a dura prova le due sorelle X-T2 e X-T1, che per la maggior parte del tempo dovranno resistere all’acqua in arrivo da ogni direzione (visto il vento), e dovranno dimostrare tutta la loro capacità di catturare luce, perché durante il viaggio ne vediamo davvero poca. A parte qualche raro caso in cui la tregua del vento mi permette di scattare con il treppiede, mi ritrovo a scattare sempre a mano libera, e quindi a tenere la ghiera degli ISO ben puntata sopra i 1600, fino ad arrivare in qualche caso a 6400.

L’impressione è che La X-T2 tenga molto bene gli iso alti, anche al livello a cui l’ho portata, per necessità, in questo viaggio. Fino a 1600 iso non si nota quasi nessuna differenza con le foto scattate a 200; oltre inizia un po’ di grana, maggiormente visibile quando ci si trova a scattare soggetti con dettagli piccoli, tipo fili d’erba, ma che in generale non ho trovato essere un grande problema per la resa dei miei scatti.
Nonostante le condizioni d’uso della fotocamera fossero quasi estreme (passavamo dal caldo secco dell’auto alle temperature esterne attorno ai 3-5°C sotto vento ed) nè X-T1, né X-T2 hanno mai dato segni di cedimento. Le lenti hanno risposto bene. Anche l’XF18-55mmF2.8-4 standard, che qualcuno snobba, si è rivelato una lente versatile e che non fa rimpiangere le più quotate sorelle. L’ho usato sia di notte che di giorno, e nei momenti più concitati, quando il tempo non permetteva il cambio di lente, è stata la soluzione ideale.

Grande merito infine alle due lenti che ho usato per la maggior parte del tempo, l’XF10-24mmF4 e l’XF100-400mmF4.5-5.6, quest’ultima che temevo essere troppo lunga, invece ho personalmente trovato estremamente divertente e utile per quello che dovevo fare. Definite, con un ottimo stabilizzatore, leggere (nonostante la lunghezza del tele) e perfettamente adatte alle situazioni islandesi.

In sostanza, la X-T2 strapazzata ne esce alla grande e, ora che sono riuscito a tirare le somme di tutto il viaggio concludendo parte dell’editing, posso confermare di esserne ampiamente soddisfatto.

 

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