Armonia ed equilibrio è la prima sensazione che si prova arrivando a Kerkini, la calma piatta del lago, i tramonti con lo sfondo delle montagne innevate e i pellicani plananti. Ma soggiornando in questi luoghi per un po’ di tempo si scopre anche la dura lotta per la sopravvivenza e si comprende che l’equilibrio è una condizione sempre molto labile e l’armonia potrebbe svanire da un momento all’altro.

La sua posizione geografica nella Grecia continentale fra la Macedonia e la Bulgaria ha favorito lo sfruttamento del lago e dei territori circostanti fin dall’antichità quando veniva chiamato Prasiada e vi abitavano gli antichi Traci.

Come in tutta la Grecia anche questi luoghi non possono non essere protagonisti di racconti epici; si narra che leoni inferociti attaccarono i cammelli di Serse mentre i Persiani attraversavano il fiume Strimonas, che sfocia in quello che oggi chiamiamo lago Kerkini, nel tentativo di invadere la Grecia. Chissà se questo episodio, confermato da alcuni storici, favorì Serse nel trovare il senitiero di montagana che gli permise di aggirare il nemico e riuscire ad introdursi in territorio greco, oppure fu il brutto presagio di quelle che saranno poi le numerose sconfitte dei Persiani in questa guerra che li porterà a doversi ritirare definitivamente dall’intero Egeo e dall’Europa?

I cambiamenti di un territorio spesso vanno di pari passo con la storia degli uomini, come nella maggior parte dell’Europa, anche qui in tempi remoti, la vegetazione era costituita da foreste di querce, faggi, pini e castagni che coprivano i pendii delle montagne e delle colline circostanti, dove cinghiali, cervi, orsi, leopardi, linci e leoni erano gli abitanti indisturbati di questo territorio.

Con il passare dei secoli il territorio è notevolmente cambiato. Agli inizi del 1900 Kerkini si presentava come una palude che prendeva forma di lago soltanto durante le piene del fiume Strimonas. A seguito di un progetto per lo sviluppo della valle di Serres, affidato dal governo greco ad una società americana, dagli anni ’30 il territorio è stato modificato considerevolmente; sono state costruite dighe e chiuse per creare la possibilità di immagazzinare enormi quantità d’acqua da utilizzare per l’agricoltura e allo stesso tempo evitare alluvioni nella vallata sottostante. In una cinquantina d’anni la palude è divenuta il lago così come oggi si presenta ai nostri occhi.

Attualmente il livello dell’acqua presente nel lago è abbastanza stabile, ma può subire variazioni anche di molti chilometri quadrati. La lunghezza massima è di circa quindici chilometri, la larghezza di otto e mezzo. La profondità del lago varia da uno a dieci metri.

Il lago è oggi l’habitat ideale per moltissime forme di vita, qui trovano sostentamento moltissime specie di uccelli ormai rari nel resto del mondo e dal 2006,  proprio allo scopo di tutelare e monitorare le tante specie di uccelli che lo popolano, Kerkini è stato dichiarato santuario naturale.

Sono presenti più di trecento specie di uccelli fra migratori e stanziali. Durante il mio soggiorno ho avuto modo di scattare moltissime fotografie del paesaggio circostante, l’alba e il tramonto sono sempre momenti magici e le scene che si presentano a Kerkini sono molto stimolanti per la fotografia naturalistica.

Il vero protagonista del lago è però il pellicano riccio. Con il suo peso fra gli 11 e i 15 chilogrammi e la sua apertura alare di 3 metri è il più grande di tutti i pellicani e uno fra gli uccelli volatori più grandi del mondo.

Il pellicano crestato è sulla lista rossa dell’IUCN come specie a rischio a causa della diminuzione del suo habitat naturale, ma non certo qui a Kerkini dove è stato favorito l’insediamento di questi uccelli a scopo di studio e di protezione.

In questi luoghi, da circa cinquant’anni, i pescatori hanno stretto un patto di solidarietà con la colonia dei pellicani che vivono a Kerkini.

I pellicani tengono lontani i cormorani dal pesce e i pescatori garantiscono protezione e cibo ai pellicani. Un circolo virtuoso che finora pare funzioni bene. Il modo migliore per visitare il lago è a bordo di una barca. Ce ne sono diverse a disposizione dei turisti con partenze a diversi orari del giorno.

Ma per per il tipo di fotografia che ho in mente ho bisogno di avvicinarmi il più possibile ai pellicani, per cui ho preso accordi con uno dei pescatori che mi ha garantito una barca tutta per me.  Partiamo all’alba, inserisco la mia mirror less in una custodia impermeabile in modo da potermi sporgere il più possibile dalla barca e scattare a mano libera, cercando le inquadrature più originali. I risultati sono sorprendenti, gli uccelli si avvicinano tantissimo, siamo veramente a stretto contatto, devo fare attenzione a schivare il becco affamato dei più audaci.

Qui a Kerkini il pellicano gode di zone dedicate interamente alla sua riproduzione, nella foresta ripariale sono state impiantate due piattaforme dove il pellicano può nidificare e allevare i suoi piccoli fino al completo sviluppo.

Per la sua posizione sulle rotte migratorie Kerkini è un crocevia importante per moltissime specie di uccelli che ogni anno volano in su e in giù dalle Steppe Orientali ai Balcani, al Mar Nero e al Mar Egeo.

Oltre al pellicano quindi nella foresta nidificano anche molte altre specie di uccelli, vale la pena di elencarne alcune: il grande cormorano, la garzetta, l’airone cinerino,  l’airone rosso, il grande airone bianco, il ciuffetto airone, la nicottera, la spatola, il mignattaio e il marangone minore, sono dieci specie di uccelli rari, un numero importante considerati gli standard del resto d’Europa.

I greci conoscono bene il valore ambientale di Kerkini e negli anni hanno progressivamente aumentato le misure finalizzare a tutelare questi luoghi, vietando completamente la caccia ovunque, delimitando le zone di pesca e limitando tutte quelle attività che possano disturbare la fauna.

I continui progetti scolastici volti alla sensibilizzazione dei più giovani e l’incremento del turismo eco sostenibile sono la speranza che in questo piccolo fazzoletto d’Europa si riesca a far emergere la vera natura.

Viaggio per il mondo e posso sinceramente dire che l’esperienza fotografica e naturalistica di Kerkini non ha eguali, è senza dubbio un luogo dove tornare.

 

Testo di Francesca Bongarzoni e Simone Sbaraglia

Fotografie di Simone Sbaraglia