Luglio 2017

Quando tradizioni religiose e popolari, folklore e voglia di fare festa diventano una delle manifestazioni più ricche e coinvolgenti a cui assistere.

Matera oramai mi ha rapito!

Sono quasi due anni che appena posso cerco di viverla: la città dei Sassi, Capitale Europea della Cultura 2019, vergogna d’Italia un tempo e ora ambitissimo luogo turistico, soprattutto fotografico. Ha lasciato un profondo segno nel mio cuore e il mio occhio trova grande gratificazione e sempre rinnovata curiosità nell’addentrarsi tra le sue vie più antiche e tra le numerosissime scalinate che la caratterizzano, così bianche che d’estate risplendono di una luce abbagliante ed estasiante. La sua storia e la sua struttura urbana, quella appunto dei due Sassi Barisano e Caveoso, le suggestioni culturali ed estetiche hanno un fascino che la rendono così interessante che si affianca per gradimento mio personale alle città che maggiormente amo: Venezia e Gerusalemme.

Quest’anno è successo che finalmente sono riuscito a partecipare, ai celeberrimi festeggiamenti della sua protettrice: La Festa della Bruna. E’ una festa immensa, che addirittura annovera ben tre leggende che ne spiegano la sua istituzione nel 1389.

Così viene descritta nel sito ufficiale dell’Associazione Maria SS. della Bruna:

“La secolare festa della Madonna della Bruna, protettrice della città di Matera, ha inizio con la processione “dei pastori” con la quale i quartieri antichi si svegliano alle prime luci dell’alba per salutare il Quadro della Vergine, il cui passaggio è annunciato dai botti pirotecnici. Intanto i cavalieri, scorta del carro processionale, si radunano lungo le vie e nei “vicinati”. Come vuole la tradizione, la mattina del 2 luglio la statua di Maria SS. viene portata nella chiesa di Piccianello, per poi essere portata in processione sul carro trionfale tutto il pomeriggio lungo le strade principali gremite di gente, fino ad arrivare in serata nel piazzale del Duomo dove si compiono i “tre giri”, simbolo di presa possesso della città da parte della SS. patrona. La statua, accompagnata dalla Curia Arcivescovile, verrà deposta in Cattedrale. Il carro è circondato dai “cavalieri” con cavalli bardati di fiori di carta e velluti, l’auriga incita i muli verso la piazza a poche centinaia di metri, per restituire alla folla ivi radunatasi il simbolo della festa. Con lo stesso rito secolare quindi, l’anima popolare si esalta confondendo il sacro con il profano e, nello stupore generale, in un tripudio di massa, il carro frutto di un lavoro artigianale di mesi, viene assaltato e distrutto (verrà ideato e ricostruito l’anno dopo).”

In collaborazione con Fujifilm Italia, attraverso un workshop dedicato alla narrazione in fotografia, ho portato con me un gruppo di studenti selezionati, con i quali ho vissuto tutto per intero quello che mi piace definire “il giorno più lungo”. Già, perché, come si può capire, la Festa della Bruna dura dalle 4 di mattina del 2 Luglio fino alle prime ore del giorno seguente, in un crescente susseguirsi di situazioni, eventi, celebrazioni, riti e rituali in cui pare che tutta la Basilicata si riversi in città. Letteralmente un fiume di folla che si ritrova per partecipare ai festeggiamenti con appassionato sentimento ed entusiasmo, che spesso sembra gioioso, e a tratti pericoloso, delirio.

Propongo, quindi, qui una selezione di scatti di questa lunghissima e suggestiva celebrazione che con i miei studenti abbiamo definito delirante, per la sua lunghezza, per la coinvolgente partecipazione, per i botti, per il trasporto religioso, per la commistione di sacro e profano, per la finale distruzione del carro, e il folle tripudio del pubblico che ha sostenuto gli assalitori / “guastatori” del carro fino al distacco dell’ultimo suo pezzetto.

Ne sono protagonisti la folla, i gesti, il trasporto mistico, la confusione, le famiglie, l’arcivescovado, i ragazzi, gli ex-voto… ma soprattutto il grande disorientamento, e l’adrenalinica scarica di brividi che ad ogni passo del percorso ci si trova a vivere.  Per me è stato una specie di iniziazione, una condivisione delle radici di questa città, e devo proprio dire che non vedo l’ora di rifarlo.

Ringrazio Antonio Sansone per avermi guidato in questo viaggio meraviglioso, e le Dimore dell’Idris che mi hanno ospitato come se fossi uno di famiglia.

Marco Tortato