Come vi dicevo nella prima parte di questo articolo, il mio interesse fotografico si concentra prevalentemente sulle specie e gli ecosistemi a maggior rischio di estinzione.
Giro il mondo per documentare la bellezza e l’armonia del mondo naturale, nella speranza che un numero sempre maggiore di persone si innamori del nostro pianeta e desideri proteggerlo. Il tipo di coinvolgimento che cerco di provocare nell’osservatore è dunque un coinvolgimento emotivo, non razionale. Spero di far innamorare, non di informare.
Questo tipo di lavoro ovviamente si svolge prevalentemente in viaggio, negli ultimi paradisi
selvaggi, e presuppone una interpretazione artistica e non documentativa della natura.
Per capire quindi come la macchina avrebbe risposto ad un utilizzo realistico, ho tracciato un percorso di test che coprissero le situazioni più comuni che incontro normalmente nel mio lavoro di fotografo naturalista.

La gran parte del mio lavoro si può far rientrare nelle seguenti categorie:

fotografia macro
interpretazioni astratte della natura
fotografia di paesaggio
fotografia di animali

In questa seconda parte ci soffermeremo a capire come il sistema X-T2 si adatta alla realizzazione di foto in macro e astratte.

Fotografia Macro
Lavoro normalmente in natura, spesso nella giungla, con soggetti sia animati che inanimati. Quasi sempre ho bisogno di una accurata pianificazione del tipo di luce da utilizzare, il che presuppone l’uso dei flash, normalmente due. Trattandosi di una fotografia macro itinerante e necessariamente rapida normalmente scatto a mano libera.
Quali sono dunque i requisiti tecnici per interpretare al meglio questo genere fotografico? Un buon obiettivo macro, possibilmente con lunghezza focale tra 80 e 100mm per mantenere una elevata distanza di lavoro indispensabile per i soggetti animati, e con rapporto di ingrandimento 1:1. Un set di flash (almeno due) controllabili in remoto. Un corpo macchina con buona risoluzione ma anche
che non esibisca una eccessiva perdita di qualità dovuta alla diffrazione, inevitabile quando si
scatta con diaframmi chiusi, che a loro volta sono inevitabili in condizioni di bassa profondità di
campo. La performance della macchina ad iso elevati, invece, è cruciale in questo tipo di
fotografia in quanto utilizzando i flash imposto la sensibilità sempre al minimo valore disponibile.
Le limitazioni del sistema Fujifilm in questo settore fino ad oggi mi hanno creato alcune difficoltà, l’impossibilità di utilizzo del flash in remoto (indispensabile nella macro per gestire al meglio la luce) o l’utilizzo di più di un flash (per abbinare, ad esempio, un flash di riempimento alla luce principale).
Fujifilm ha però ora risolto definitivamente queste criticità con l’uscita del nuovo flash EFX500 (già sul mercato) che supporta unità remote e sincronizzazione ad alta velocità, e la presentazione del nuovo macro 80mm, con rapporto di ingrandimento 1:1 (in uscita a breve).
I risultati delle sessioni macro sembrano in ogni caso davvero soddisfacenti. La macchina ha risposto rapidamente, la qualità dell’immagine è davvero notevole e l’esperienza di scatto con il nuovo mirino elettronico entusiasmante. Nel complesso l’esperienza di utilizzo del nuovo sistema nella fotografia macro mi lascia estremamente soddisfatto.Olanda Olanda Olanda Olanda Olanda Olanda Olanda Olanda Olanda

 

Fotografia Astratta
Astrazioni legate alla geometria o al movimento. Spesso ricorro alla fotografia aerea, ove possibile, per evidenziare aspetti geometrici del paesaggio. In questo tipo di fotografia scatto prevalentemente con focali medio-lunghe (l’XF100-400mmF4.5-5.6 sarebbe stato perfetto per lo scopo) per isolare i particolari dei soggetti. Le focali medio-lunghe sono inoltre più adatte alle astrazioni legate al movimento (panning, mosso creativo etc.). Utilizzo di rado il flash, dunque le caratteristiche tecniche necessarie per interpretare questo genere al meglio, nel mio caso, si riassumono in un buon obiettivo zoom tra i 100 ed i 400mm, una buona stabilizzazione dell’immagine (fondamentale ad esempio nella fotografia aerea), un autofocus veloce, un mirino rapido senza ritardi e black-out, una buona qualità dell’immagine ad iso medio bassi.
Il primo test del sistema Fujifilm in Olanda dall’aereo è andato più che bene, la stabilizzazione dell’immagine ha funzionato alla perfezione consentendomi di inquadrare con precisione anche in condizioni oggettivamente difficili. L’autofocus veloce e preciso e il mirino puntuale nel seguire i miei movimenti senza ritardi.
Per realizzare le foto delle eruzioni dal bordo del cratere del vulcano Nyragongo in Congo ho esposto l’attrezzatura a situazioni climatiche impegnative: temperature sotto zero, pioggia e umidità, vapori acidi emessi dal vulcano, polvere finissima che, trasportata dal vento, tendeva ad infilarsi dappertutto. Nel complesso un test più duro di quanto avessi pensato, sia per l’attrezzatura che per il fotografo.
Le successive sessioni di fotografia astratta basata sul movimento (panning e mosso creativo) hanno confermato l’impressione che il sistema nel suo complesso (macchina e obiettivi) rispondesse con precisione e affidabilità alle necessità di questo genere fotografico, rivelandosi pienamente adeguato.

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Alla prossima ed ultima puntata con Fotografia di Paesaggio e Fotografia di Animali!