Mi occupo di fotografia naturalistica da una quindicina d’anni. Il mio stile fotografico mi porta ad essere molto vicino ai miei soggetti, voglio stabile con essi un rapporto che parte dal rispetto reciproco e dall’accettazione della mia presenza nel loro ambiente.
Questa metodologia di lavoro richiede spesso trekking di decine di chilometri in luoghi impervi.

Poter provare la nuova X-T2 è stata un’occasione per confrontarmi con nuove esperienze e capire le potenzialità di questa macchina.

Parlare di questa esperienza in poche righe sarebbe riduttivo, perciò, per non tralasciare nessun dettaglio ho suddiviso il racconto in tre racconti:
una prima parte puramente introduttiva
una seconda parte dove vi racconterò i primi approcci con la macchina e la sua applicazione in due settori della fotografia naturalistica (macro e fotografia astratta)
una terza ed ultima parte nella quale vi racconterò l’applicazione del sistema X alla fotografia di animali e di paesaggio.

 

Nei miei viaggi cerco di portare l’indispensabile, la mia attrezzatura è normalmente composta da: grandangolari, teleobiettivi da 70 a 400 millimetri, un obiettivo macro, due o tre flash, treppiedi ed accessori vari (filtri, batterie per macchina e flash, ecc.).
Se a tutto questo si aggiunge il necessario indispensabile per una giornata nella giungla, si intuisce facilmente come il peso dello zaino possa rapidamente avvicinarsi ai 18-20kg.
Questo mio modo di lavorare mi ha portato ad essere un attento osservatore dei sistemi mirrorless ed ho acquistato, nel corso degli anni, diversi modelli di varie marche da affiancare alle mie reflex sperando, un giorno, di trovare la mirrorless ideale.
Quali caratteristiche dovrebbe avere un sistema fotografico (macchina, flash, obiettivi) per essere adatto alla fotografia naturalistica?
Dovrebbe essere di dimensioni e peso il più contenuti possibile, offrire ottiche tra i 14mm e i 400mm (parlando al netto degli eventuali fattori di moltiplicazione), avere un autofocus veloce che consenta di seguire con precisione soggetti in movimento, minimizzare i momenti di “black out”, ovvero quei momenti in cui si perde la visione del soggetto del mirino. Poi una buona macchina “naturalistica” dovrebbe essere abbastanza veloce in termini di numero di scatti al secondo e capacità del buffer per consentire di seguire l’azione scattando a raffica per un tempo più ampio possibile. Non c’è bisogno, a mio avviso, di arrivare a decine di scatti al secondo. Ritengo che 8fps siano più che sufficienti per i miei scopi.
Una buona macchina “naturalistica” dovrebbe anche avere una buona gamma dinamica ed un
buon comportamento ad alti ISO. E poi ovviamente dovrebbe avere una buona risoluzione per consentire stampe di qualità, ma su questo punto ogni macchina presente sul mercato ha ormai più pixel di quanti ne servano. Infine dovrebbe avere un flash rapido, che non surriscaldi, sufficientemente potente ed affidabile nella misurazione esposimetrica, che supporti la sincronizzazione ad alta velocità. Questo flash dovrebbe anche supportare unità remote perché, soprattutto nella fotografia macro (ma non solo), è essenziale poter gestire più di una sorgente luminosa.

Qualche anno fa, appena uscita la X-T1, fui tra i primi ad acquistarla e a testarla, oltre che per la
fotografia di reportage e di viaggio, anche nella fotografia naturalistica. Nel complesso mi ritenni abbastanza soddisfatto della performance della macchina ed alcune delle immagini realizzate ricevettero anche premi importanti (una immagine ad esempio venne premiata al concorso dello Smithsonian Institute negli USA).

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Fujifilm X-T1. Immagine premiata al Concorso Internazionale Smithsonian

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Fujifilm X-T1. Immagine premiata al Concorso Internazionale Smithsonian

 

Tuttavia alcuni difetti tradizionali delle mirrorless, ininfluenti o quasi in altri generi fotografici, mi lasciavano ancora perplesso riguardo all’utilizzo di questo sistema nella fotografia naturalistica. Sono felice di dire che il sistema Fujifilm con la nuova X-T2 si avvicina molto al mio ideale sistema fotografico. Motivo per cui ho deciso di abbracciare totalmente questo sistema per i miei reportage naturalistici, abbandonando il sistema reflex.
L’autofocus della X-T2 è di tutto rispetto e non sfigura minimamente accanto a quello di reflex di qualità, grazie all’aumento dei punti di messa a fuoco ed alle personalizzazioni possibili nell’algoritmo di funzionamento dell’autofocus continuo, in cui ora è possibile definire la sensibilità del tracking, la sensibilità del sistema ai cambiamenti di velocità ed i cambiamenti del punto di messa a fuoco. Ne risulta un sistema decisamente versatile ed efficiente, assolutamente adeguato alla fotografia di natura. Il mirino poi è la vera sorpresa: ad alta risoluzione, ha un ritardo di visualizzazione pressoché ininfluente e una luminosità massima raddoppiata rispetto al passato. Le specifiche dicono che il refresh rate è salito fino a 60fps ma la sensazione, al di là delle specifiche tecniche, è che il fastidiosissimo black out sia stato eliminato e che ora sia assolutamente possibile un tracking preciso del soggetto.                                                                                                                            Il Power Grip introduce anche la modalità Boost, che fa uso delle batterie extra per aumentare le prestazioni della fotocamera. Non ho avuto modo di testare il Power Grip ma devo dire che le prestazioni della macchina mi sono parse già ottime anche senza questo accessorio, e non potranno che migliorare ulteriormente utilizzandolo. La qualità dell’immagine poi è migliorata ulteriormente rispetto alla X-T1, la performance ad iso elevati è straordinaria e la gamma dinamica di tutto rispetto. Cosa manca per non aver più nulla da chiedere? Un flash all’altezza del resto del sistema e magari un macro con una focale un po’ più lunga. La roadmap Fujifilm promette di coprire questi due punti con il flash EF-X500 che avrà un numero guida ragguardevole (circa 50) e supporterà sia le unità remote che la sincronizzazione ad alta velocità. È in uscita anche il nuovo obiettivo macro XF 80mm con rapporto di ingrandimento 1:1. A quel punto il percorso Fujifilm di avvicinamento alla fotografia naturalistica sarà completo.

E qui, lasciandovi una panoramica di fotografie ritratte con la X-T2 vi do appuntamento alla prossima volta con Fotografia Macro e Fotografia Astratta.

 

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